Vera vocazione?


Una studentessa universitaria mi ha confidato che si sente attrarre alla vita religiosa, e mi ha chiesto se i motivi che la spingono a consacrarsi al Signore possono essere considerati "segni vocazionali"...

Salve fratello,
                     desideravo ringraziarla per il suo blog, per i suoi preziosissimi consigli, e per il bene che fa a molte persone.

Le chiedo un parere, e soprattutto di pregare per me. Le racconto brevemente la mia storia così che possa avere più chiarezza. Mi chiamo [...] e ho 22 anni. Studio lettere e frequento contemporaneamente alcuni corsi presso un istituto teologico. Dopo essermi diplomata desideravo unicamente studiare teologia, ma i miei genitori non me lo hanno consentito e quindi mi hanno indirizzato a lettere. […] Al di là di questa digressione è necessario che lei sappia anche che quando i miei mi hanno negato l'approvazione per teologia io me la sono presa immediatamente con Dio: desideravo studiare qualcosa che lo riguardasse, e così da quel momento ho deciso di vivere senza più pregare, sfidandoLo spesso, mettendoLo alla prova, in sostanza avendo la pretesa di vivere senza di Lui. Lo cacciavo costantemente, ma Lui era sempre lì, non in modo invadente però: continuava ad amarmi nonostante i miei numerosissimi peccati, dandomi la libertà di ricambiarlo o meno. La cosa non durò molto, sentivo l'insoddisfazione di condurre quello stile di vita, l'inutilità, ma anche, con assoluta immediatezza, il senso di colpa nei Suoi confronti. E la gravità del mio peccato era data proprio dalla piena e totale volontà di peccare! Sento che devo necessariamente, lo voglio, riconciliarmi con Lui. E pian piano riesco soprattutto attraverso la preghiera. Adesso ho capito l'utilità delle difficoltà che si pongono sul nostro cammino: servono per la nostra perfezione spirituale. Ma si accettano solo avendo la consapevolezza che Lui è sempre con noi, e che il  Suo infinito amore rende possibile affrontare qualsiasi avversità. Adesso lo so. I miei genitori si preoccupano tanto del mio futuro e non vedono l'ora che raggiunga la laurea così da avere un lavoro sicuro. Ma tutto questo mi sta stretto. È un discorso troppo egoistico per me. Io desidero aiutare gli altri, servire Dio, la sua volontà, pregare, e poter ricompensare anche in minima parte l'amore che Lui prova verso di noi. Dimezzare le sofferenze del mondo con la condivisione. [...] mi attira tanto, soprattutto l'aspetto educativo e formativo, ma in generale desidero stare accanto ai più deboli. Tutto ciò ovviamente si scontra con i desideri dei miei. Le confesso che mi attira tanto la vita delle suore e sento che questa attrazione è in realtà la voglia di essere come loro. Non le dico le paure e le difficoltà. Non ne ho parlato con nessuno, all'infuori di una suora con la quale ho incominciato un percorso di conferma o meno di questa mia pia intenzione. Io amo i miei genitori e desidero sempre la loro approvazione in tutto, ma so che amare il Signore deve essere sopra tutto. Lei pensa che il Signore mi stia davvero chiamando o crede si tratti di altro? Mentre le pongo questa domanda il mio cuore mi sta suggerendo che il Signore davvero mi sta chiamando...ma allora perché la cosa si è manifestata solo da quando ho incominciato a frequentare l'istituto teologico e non prima o dopo? Cioè la mia è semplice suggestione? Le posso anche dire le motivazioni che mi spingerebbero a una tale scelta: perfezionarmi spiritualmente, rinunciare finalmente a tutto ciò che è materiale, aiutare tutti coloro che ne hanno bisogno, donare tutta me stessa a Dio che mi darà tutto ciò di cui ho effettivamente bisogno, evangelizzare. La prego di darmi il suo parere e di indicarmi delle preghiere che mi consentano di avvicinarmi sempre più a Dio. Scusi se sono stata alquanto prolissa. Risponda senza fretta. La ringrazio infinitamente di tutto. Anche di un suo solo pensiero.

Cordiali saluti,
(lettera firmata)


Carissima sorella in Cristo,
                                            dammi pure del tu, lo preferisco. Il Signore permette che subiamo delle avversità al fine di “provarci”, cioè di vedere se gli restiamo fedeli. Anche i santi subivano tante avversità e persecuzioni, ma loro accettavano tutto con cristiana rassegnazione, anzi con gioia, e approfittavano delle difficoltà per stingersi maggiormente a Dio. Sopportando cristianamente le avversità e le persecuzioni dimostriamo al Signore che lo amiamo davvero. È facile essere cristiani quando tutto va bene, ma è nell'ora della prova che si vede se il nostro amore per Dio è forte o debole. Il santo Giobbe in breve tempo perse tutto: salute, ricchezze e figli, ma invece di arrabbiarsi, benedisse Dio e accumulò enormi meriti per il Paradiso. 

Sono contento che ti sei pentita di esserti ribellata a Dio, e che adesso desideri donare il tuo cuore a Gesù buono abbracciando lo stato di vita più perfetto: la vita consacrata. Tu vuoi sapere se le motivazioni che ti attraggono alla vita religiosa sono autentici segni vocazionali. Insegna Sant'Alfonso Maria de Liguori (Dottore della Chiesa) che la prima condizione per considerare vera una vocazione consiste nella retta intenzione di colui che vuole consacrarsi al Signore. Ad esempio il voler vivere più unito a Dio, il voler vivere il cristianesimo in maniera più perfetta, l'allontanarsi dai pericoli spirituali che dilagano nel mondo, il voler impegnarsi maggiormente all'apostolato per la salvezza delle anime, ecc. Adesso fai il confronto con i motivi per cui tu intendi abbracciare la vita religiosa: perfezionarti spiritualmente, rinunciare a tutto ciò che è materiale, aiutare tutti coloro che ne hanno bisogno, donare tutta te stessa a Dio, evangelizzare. Dunque?  :-)

Come hai capito tu stessa, hai dei tipici segni vocazionali, ma per avere la certezza ti consiglio di trascorrere alcuni giorni in qualche buon istituto religioso verso il quale ti senti attrarre. Le suore osserveranno se sei portata per la vita religiosa, e ti diranno se puoi tornare oppure se se devi lasciar perdere. Fai attenzione all'istituto da scegliere, perché ce ne sono molti che ormai si sono rilassati e non vivono più in maniera profondamente religiosa. Se non sai dove andare, ti consiglio di contattare le Servidoras, che io considero tra le più fervorose e zelanti suore che abbia conosciuto sinora.

Hai fatto benissimo a non raccontare ad amici e parenti che ti senti attrarre da Gesù alla vita religiosa. Continua ad avere la massima riservatezza su questo argomento. Se hai un padre spirituale puoi parlarne con lui, ma deve essere un uomo davvero dotto, zelante e caritatevole, altrimenti c'è pericolo. Purtroppo, ci sono dei sacerdoti (specialmente nel clero diocesano) che sistematicamente si oppongono alle vocazioni religiose; sant'Alfonso a tal proposito diceva che  costoro hanno ricevuto l'ordinazione sacerdotale senza avere la vocazione, o senza sapere cosa fosse. Ma l'opposizione più dura la si subisce dai laici. Leggendo la vita dei santi religiosi si constata che spesso hanno dovuto affrontare l'opposizione del mondo pur di adempiere alla vocazione. Generalmente la gente non comprende questi discorsi, pensa solo a divertirsi, fare carriera, avere successo, ammassare beni materiali, ecc.

Quando farai un'esperienza vocazionale, sarà meglio non dire a nessun parente o amico che vuoi farti suora. Limitati a dire che vuoi fare un ritiro spirituale per ritemprare lo spirito. Non si tratta di una bugia, perché un'esperienza vocazionale è anche una sorta di ritiro spirituale.

Dio dona la vocazione a chi vuole e quando vuole. Il chiamato deve solamente rallegrarsi di essere stato prescelto e impegnarsi ad adempiere al più presto alla vocazione.

Coraggio, non arrenderti! Spero tanto che un giorno tu possa diventare sposa di Gesù Cristo, abbracciando lo stato di vita più perfetto. Prego la Regina del Cielo di darti la forza di restare fedele a Gesù buono fino alla morte. Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti nel Cuore Immacolato di Maria Corredentrice del genere umano,

Cordialiter

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